Con questo numero di Virgo Potens, devo parlare della Famiglia nella quale sono nato e vissuto durante i miei primi dodici anni di vita, dopo i quali sono entrato in Seminario.

Inizierò a parlare dei Nonni Paterni: Giovanni Battista Graziotti e Maddalena Pozzi.

Il nonno Giovanni Battista nacque a Capovalle il 23 Febbraio 1870.

Era un gran lavoratore, e anche un buon cristiano. Alla Santa Messa della Domenica non mancava mai. Alla Santa Confessione si accostava qualche volta all’anno, soprattutto nelle Solennità e in certe ricorrenze religiose. La sua caratteristica principale, dovuta anche al suo buon cuore, era questa: tutto ciò che guadagnava lo metteva nelle mani della sua sposa Maddalena, e le diceva: «Fanne quello che vuoi, purché mantieni la famiglia non facendo mancare nulla ai figli».

Si racconta che era un ballerino perfetto. Gli piaceva molto partecipare alle feste del paese per dimostrare la sua capacità in quel divertimento. Infatti, ballava con un bicchiere colmo di vino sulla testa senza che il bicchiere cadesse o si rovesciasse il vino: era un vero equilibrista. Era tanto buono con me. Spesso mi prendeva in braccio, mi baciava, e passava la sua pelosa guancia sulla mia, e si metteva a ridere. Quanto mi piacevano le sue coccole! Lui radeva la barba solo una volta alla settimana, e prima di fare tale operazione prendeva in mano la lama del rasoio (era una lama lunga circa 20 centimetri) e la affilava ben benino. C’è da dire che, pur essendo buono di cuore, tuttavia a volte gli scappavano delle parole offensive verso Nostro Signore. Ma subito si pentiva, perché in casa nostra non si sopportavano né le parole volgari e soprattutto la bestemmia, come purtroppo avviene in molte famiglie al giorno d’oggi.

Nel 1945 la Nonna morì, e così rimase vedovo, ma non si lamentò mai, anche perché era circondato da una numerosa famiglia del figlio Giuseppe: cioè, dall'amorevole nuora Domenica, e da ben dieci nipoti. Terminò la sua esistenza l’11 Febbraio 1954, mentre io ero in Seminario a Trento.

Della Nonna paterna, Pozzi Maddalena, essendo morta quando io avevo appena cinque anni, e cioè il 20 Gennaio 1945, posso dire ben poco, se non ciò che mi hanno raccontato i miei Genitori.

Era nata il 20 Dicembre 1870 in un paese vicino: Treviso Bresciano, distante circa dieci km da Capovalle. Di lei si ricordano soprattutto la carità e la pietà religiosa. Quando sapeva che c’era una famiglia bisognosa, correva a darle da mangiare, anche per desiderio di suo marito.

Questi miei Nonni si sposarono il 5 Settembre 1894. Dalla loro unione nacquero cinque gioielli: un maschietto e quattro femminucce. Eccoli in ordine di nascita: Giuseppe, Angelina, Catina, Rosetta e Marietta.

Il figlio Giuseppe, mio Papà, crebbe sotto la guida di una Mamma esemplare, e, come dissi, ricca di carità verso il prossimo. Del resto, a quel tempo, il fervore cristiano era molto radicato nelle persone, soprattutto nelle donne. Erano, infatti, formate da Sacerdoti bravi, e quasi tutte avevano il Padre Spirituale, che, naturalmente, era il Parroco del Paese.

Le bambine crescevano con il Santo Timor di Dio, favorito non solo dai buoni consigli del Sacerdote del Paese, ma soprattutto dalla frequenza settimanale ai Sacramenti: Confessione e Comunione. Era poi molto sentita e frequentata la cosiddetta "Dottrina Domenicale pomeridiana", durante la quale le Suore facevano il Catechismo ai bambini delle elementari, e il Parroco teneva la Catechesi agli adulti in chiesa. Era bello vedere la chiesa piena di fedeli che ascoltavano la parola illuminata del Parroco. C’era davvero tanto fervore! Al termine della Catechesi, che in genere durava mezz’ora, c’era la solenne benedizione con il SS. Sacramento per tutti: piccoli e grandi.

La gente era convinta che, mancare alla Dottrina della Domenica pomeriggio, era peccato mortale. Ciò sembrerebbe una cosa esagerata, ma intanto i fedeli venivano ben formati a vivere la vita cristiana, e si conservava almeno un po’ di Timor di Dio.

Al giorno d’oggi questo manca completamente in moltissimi cristiani. Infatti si vede chiaramente ogni giorno sempre di più come si va verso la depravazione per mancanza di principi cristiani e della conoscenza delle leggi di Dio. Si crede che tutto sia lecito, specialmente nel campo dell’immoralità. È vero che adesso ci sono molte più tentazioni, ma ciò non comporta nessuna scusa per il fatto che non si osservino i Comandamenti di Dio. Il motivo è che, seguire le opere dello spirito costa sacrificio, mentre seguire i piaceri della carne è molto facile. E poi c’è quella maledetta convinzione che, siccome tutti agiscono in un certo modo, si è scusati se si segue l’andazzo comune. Ma se pensassimo che quando compariremo davanti a Dio non ci saranno scuse, allora ci metteremmo di più in riga, e certe cose non le faremmo.

C’è poi un’altra piaga assai deleteria: l’ignoranza in campo religioso. Molti non conoscono neppure quali sono le verità principali e le norme fondamentali della vita cristiana. E allora voglio qui elencarle.

Eccole: VERITÀ PRINCIPALI DELLA VITA CRISTIANA:

I due misteri principali della fede:

Unità e Trinità di Dio.

Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

I sette Sacramenti.

Battesimo.

Cresima.

Eucarestia.

Penitenza.

Unzione dei malati.

Ordine.

Matrimonio.

I sette doni dello Spirito Santo.

Sapienza.

Intelletto.

Consiglio.

Fortezza.

Scienza.

Pietà.

Timor di Dio.

Le tre virtù teologali.

Fede.

Speranza.

Carità.

Le quattro virtù cardinali.

Prudenza.

Giustizia.

Fortezza.

Temperanza.

I quattro novissimi.

Morte.

Giudizio.

Inferno.

Paradiso.

NORME FONDAMENTALI DELLA VITA CRISTIANA

I dieci comandamenti di Dio, o decalogo:

Io sono il Signore tuo Dio:

Non avrai altro Dio fuori di me.

Non nominare il nome di Dio invano.

Ricordati di santificare le feste.

Onora il padre e la madre.

Non uccidere.

Non commettere atti impuri.

Non rubare.

Non dire falsa testimonianza.

Non desiderare la donna d'altri.

10° Non desiderare la roda d'altri.

I due comandamenti della carità.

Amerai il Signore tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze.

Amerai il prossimo tuo come te stesso.

Le beatitudini evangeliche.

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli.

Beati i miti, perché possederanno la terra.

Beati coloro che piangono, perché saranno consolati.

Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno, e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei Cieli.

I cinque precetti generali della Chiesa.

Partecipare alla Messa la Domenica e le altre Feste comandate.

Santificare i giorni di penitenza, secondo le disposizioni della Chiesa.

Confessarsi una volta all'anno, e comunicarsi almeno a Pasqua.

Soccorrere alle necessità della Chiesa, contribuendo secondo le leggi o le usanze.

Non celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti.

Le sette opere di misericordia corporale.

Dar da mangiare agli affamati.

Dar da bere agli assetati.

Vestire gli ignudi.

Alloggiare i pellegrini.

Visitare gli infermi.

Visitare i carcerati.

Seppellire i morti.

Le sette opere di misericordia spirituale.

Consigliare i dubbiosi

Insegnare agli ignoranti

Ammonire i peccatori.

Consolare gli afflitti.

Perdonare le offese.

Sopportare pazientemente le persone moleste.

Pregare Dio per i vivi e per i morti.

I sette vizi capitali.

Superbia.

Avarizia.

Lussuria.

Ira.

Gola.

Invidia.

Accidia.

I sei peccati contro lo Spirito Santo.

Disperazione della salvezza.

Presunzione di salvarsi senza merito.

Impugnare la verità conosciuta.

Invidia della grazia altrui.

Ostinazione nei peccati.

Impenitenza finale.

I quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio.

Omicidio volontario.

Peccato impuro contro natura (es. omosessualità).

Oppressione dei poveri.

Frode della mercede agli operai.

E delle preghiere del buon cristiano? A malapena si conosce il Padre Nostro, l’Ave Maria e il Gloria al Padre. Al giorno d’oggi, nonostante tutti i mezzi potentissimi di comunicazione, si è diventati più ignoranti nella conoscenza del Cristianesimo e della sua enorme ricchezza e importanza. Ecco perché non si vive più la vera vita cristiana. C’è un detto della filosofia che suona così: «Nescenti nulla cupìdo: a chi non conosce una cosa, non può venire il desiderio di possederla». Siccome molti fedeli non conoscono più le leggi di Dio, allora si è affievolita in essi la vita cristiana. Sanno poco o nulla del cristianesimo e delle responsabilità che ne derivano dal fatto di essere cristiani. Una volta invece si era molto istruiti, e quindi anche più disposti ad osservare le leggi di Dio e della Chiesa.

Ritorniamo ora a parlare della mia famiglia. Anzitutto posso riconfermare che mio Papà è sempre stato un buon cristiano, per merito soprattutto della sua Mamma. Della sua giovinezza non conosco molto. Prima di sposarsi ebbe la sfortuna di andar in guerra (1915 - 1918), ma venne ferito e così ritornò a casa. Finita la guerra continuò il lavoro nei campi e nel commercio di bestiame grosso e minuto, (capretti, agnelli, ecc.).

Siccome da parte della sua Mamma aveva dei parenti a Treviso Bresciano, andando a visitarli conobbe la sua futura consorte: Domenica Piccinelli.

Non fu però un fidanzamento continuo, ma fatto di tappe. Infatti, quando andava a trovarla, naturalmente solo qualche volta alla domenica, facendo a piedi circa venti chilometri tra andata e ritorno, lei lo salutava, e poi andava in Chiesa per le funzioni. Così doveva aspettare il suo ritorno per poterla vedere. E poi la incontrava solo in casa, sotto gli occhi dei Genitori, e non se ne parlava neanche di uscire da soli per la strada o altrove. C'era anche un'altra situazione: la famiglia di lei aveva il bar, che allora si chiamava Osteria, nella quale si poteva consumare i pasti. Così la povera signorina, invece di far compagnia al fidanzato, doveva servire i clienti. È per tale motivo che mio Papà, ad un certo punto, decise di cambiar fidanzata. (Quanto sto dicendo è lui stesso che me l’ha raccontato). Ne cercò una in un altro posto, in modo da non dover fare così tanti chilometri per godersi solo qualche minuto quel bel viso di giovinetta.

La trovò infatti a Idro (BS), paese sul lago omonimo, più vicino a Capovalle. Ebbe contatti con lei per qualche mese, e poi si sentì dire: «Ricordati che io voglio concludere subito il Matrimonio, altrimenti ti lascio». Al sentire tali parole, rispose: «Permettimi che ci pensi un pochino, perché il Matrimonio non è uno scherzo. Si tratta di stare insieme tutta la vita; perciò non si devono fare le cose troppo in fretta». Dopo tale esperienza, essendo poi quella ragazza non così religiosa come la precedente, ritornò dalla vecchia fidanzata, con la quale rimase ancora qualche anno. Si sposarono quindi nella Chiesa Parrocchiale di Treviso Bresciano, dedicata a San Martino: era il 7 Aprile 1926. Il loro viaggio di nozze fu molto breve: su di un carro, trainato da un mulo, fecero, lo stesso giorno, il tragitto da Treviso Bresciano a Capovalle.

A questo punto, prima di parlare dei miei Genitori, voglio soffermarmi sulla famiglia di mia Mamma. I suoi Genitori, Stefano Piccinelli (nato il 20-06-1868 e morto 01-04-1958) e Francesca Zani (nata il 12-11-1872 e morta l'11-09-1914) si sposarono il 23-10-1898. Ebbero cinque figli: Antonio – Maria – Don Angelo – mia mamma Domenica e Giuseppe. La loro mamma morì tragicamente diversi anni prima che il figlio Angelo diventasse Sacerdote. Il papà Stefano invece visse fino alla bella età di novant’anni.

Questa famiglia fu benedetta da Dio, perchè, oltre ad aver avuto un figlio Sacerdote (Don Angelo), anche la sorella Domenica (mia Mamma) e il fratello Giuseppe, ebbero figli Sacerdoti.

I miei Genitori dunque ebbero, al termine dello stesso anno di matrimonio, il primo figlio, a cui diedero il nome di Giovanni. Putroppo, per tale nascita, non mancarono per essi le sofferenze, in quanto, avendo avuto il primo figlio solo dopo otto mesi, furono accusati di averlo concepito prima di sposarsi. Che la cosa fosse impossibile è dato dal fatto che, come già dissi, a quel tempo era proibito ai fidanzati di stare insieme da soli, e di incontrarsi al di fuori dell’ambito familiare; e poi anche per il fatto che questo mio primo fratello, alla sua nascita, pesava solo un chilogrammo.

I miei Genitori tennero nel cuore tale dolorosa calunnia, e la offrirono a Gesù come prima prova del loro reciproco amore.

Tante volte ci si difende meglio con il silenzio che con le parole. Purtroppo le malelingue sono sempre esistite. Non dobbiamo aver paura comunque di soffrire, se qualcuno ci disprezza o ci calunnia: sono sempre tutte occasioni che Dio ci offre per guadagnare meriti per il Paradiso, e anche per purificare la nostra anima da eventuali peccati commessi nella vita. Mi vengono in mente le parole che mi diceva il mio Padre Spirituale: «Chi dagli uomini è calunniato, è da Dio molto amato». (cfr. nona beatitudine).

Voglio ora descrivere la personalità dei miei Genitori. Premetto che non lo faccio per orgoglio, ma solo per rendere lode a Dio, per avermi fatto nascere da Genitori che sono vissuti davvero santamente. Il loro esempio infatti è stato tale che non lo dimenticherò mai nella mia vita, come pure penso che non lo abbiano dimenticato i miei fratelli.

 

Mamma Domenica:

*Treviso Bresciano 24-08-1904

+Capovalle 19-06-1975

La Mamma si è sempre distinta per un grande amore a Gesù nell’Eucaristia. In tutta la sua vita ha cercato di non tralasciare mai neppure un giorno la Santa Messa. Anche quando era in attesa di un figlio vi partecipava fino alla nascita del bambino. Infatti, anche se la Santa Messa veniva celebrata molto presto, addirittura alle cinque o alle sei, ogni mattina correva in chiesa e riusciva a portare con sè i più grandicelli. Fino a quando ci fu la Nonna, si dava il cambio con lei, per partecipare a una delle due Sante Messe feriali che venivano celebrate dal Parroco e dal Curato. A quel tempo, essendo il Parroco molto anziano, Capovalle aveva anche un Sacerdote aiutante del Parroco.

La partecipazione della Mamma alla Santa Messa era sempre molto attenta e devota, ma soprattutto, dopo aver ricevuto la Santa Comunione, si immergeva in un tale raccoglimento che a noi bambini faceva impressione: sembrava fuori dal mondo.

Era da questo suo grande amore all’ Eucarestia che attingeva la forza per vivere la sua vita quotidiana, fatta di sacrificio, di rinunce, di gioie, di ottimismo e di dono continuo di se stessa alla famiglia, e per essere sempre molto accogliente verso quanti bussavano alla porta per ogni necessità. Infatti il suo amore si riversava anche sulle famiglie più povere e ovunque ci fosse stato bisogno accorreva per dare un aiuto. Pur non essendo infermiera di professione, sapeva dare, per la sua esperienza, molto sostegno e cure agli ammalati.

Infatti molte persone la chiamavano per iniezioni e per varie necessità, e lei non andava mai a mani vuote, soprattutto dove c’era più povertà. E a quei tempi i poveri erano molti.

Un’altra caratteristica della Mamma era l’amore alla preghiera, condivisa anche dal Papà. Non tralasciavano mai il Santo Rosario in famiglia. Si pregava ogni sera pur essendo molto stanchi, e anche se qualche figlio brontolava. Se poi qualcuno, in quell’orario, veniva a farci visita, era coinvolto, volente o nolente, specie se era qualche giovanotto, a pregare con noi.

La Mamma pregava perfino alla fontana del paese, dove si recavano le donne per lavare la loro biancheria: allora non c’era ancora in casa l’acqua corrente e tanto meno le lavatrici. Lei, vincendo ogni vergogna, invitava tutte le presenti a recitare il Santo Rosario, e in generale la proposta era accolta.

Per lei non esisteva solo la recita del Rosario, ma tante altre preghiere spontanee che riempivano il suo tempo. Pregava infatti continuamente durante il lavoro di casa, nei campi, e nei prati mentre raccoglieva il fieno. Ovunque si trovava era un continuo rivolgersi al Signore. Al suono poi della campana, che scandiva ogni ora, era solita dire la seguente preghiera, che aveva insegnato anche a noi: «Ogni ora che suona, rivolta a Maria dirò: Mamma mia, aiutami Tu. Angelo santo, ministro di Dio, rivolgi il cuor mio al Cuor di Gesù».

Così pure, quando camminava per la strada, passando davanti a qualche immagine della Madonna, ci suggeriva quest’altra piccola preghiera: «Mentre passo per questa via Ti saluto o Madre mia, mentre passo per questa strada Ti saluto o Madre cara». E poi quest'altra: «O Madre dolce e cara, ascolta chi Ti chiama, salva Maria chi T'ama, chi tanto confida in Te». E tante altre giaculatorie che tutti conosciamo (O Maria concepita senza peccato... Dolce Cuor del mio Gesù... ecc.). E alla sera, prima di coricarci ci faceva pregare così: «O Signur, en del let me vo; da levà me nol so; Vo Signur ch'el sí, buona guardia me farì, tat el dé come la not, fin al punt de la mia mort»: che tradotto significa: «O Signore, io vado a letto; non so se mi alzerò. Voi Signore che lo sapete, mi farete una buona guardia, tanto il giorno come la notte, fino al punto della mia morte»

Queste preghiere nessuno di noi le ha mai più dimenticate. Voglio anche ricordare quanto la nostra Mamma ci insegnava a fare dei piccoli sacrifici, e delle rinunce per amore di Gesù che chiamava "fioretti". Tutto questo ci aiutava a formare la nostra volontà fin da quando eravamo piccoli. Potrei narrare tante altre cose di Lei, ma mi riprometto di raccontarle nelle successive puntate.

Papà Giuseppe:

Capovalle 12-01-1897

Capovalle 07-02-1984

Veniamo ora al Papà. Era un uomo assai simpatico, dignitoso e signorile. Dalla sua figura traspariva la bontà della vita. Aveva un amore tutto speciale per la famiglia e per i suoi figli.

Certi particolari si ricordano molto volentieri!

Per mantenere la famiglia numerosa (fino al 1945 in casa c’erano infatti i Nonni Paterni, Papà, Mamma e dieci figli), faceva sacrifici enormi, e lunghi viaggi a piedi. Era negoziante di bestiame e aveva anche la macelleria. Portava spesse volte capretti e altra carne da Capovalle a Roè Volciano (BS), al suo amico Franchini, percorrendo circa quaranta chilometri su di un carretto trainato da un mulo, e, per arrivare a destinazione al mattino presto, partiva anche all’ una di notte. A volte andava da solo, ma sovente prendeva con sè uno dei figli.

Al ritorno dai suoi frequenti viaggi, specie sui monti, durante i quali di solito faceva l’acquisto di bestiame, chi rimaneva a casa lo aspettava con ansia. Infatti portava sempre a casa qualche sorpresa, a quei tempi molto gradita a causa della povertà: si trattava magari di un semplice sacchetto di mele, o pesche, o uva, a secondo delle stagioni. Quando non c’era la frutta arrivava con altre leccornie: pane con l’uva, o mandorle allo zucchero, o altri dolcetti: qualcosa comunque che ci facesse contenti.

Col passare del tempo ebbe la possibilità di comperare una moto Guzzi carrozzina, e così alcuni viaggi li faceva più comodamente.

Ricordo che una volta, non avendo il recipiente per mettere le pesche, si tolse la giacca e la riempì avvolgendola come fosse un fagotto.

Parlando della sua onestà, voglio sottolineare un fatto: quando falciava l’erba stava attento a non tagliarla troppo vicino ai confini dell’altrui proprietà, in modo da non rischiar di rubarne neppure un filo del confinante. Però non era uno scialacquatore che sprecava, perché, posso testimoniarlo per averlo visto molte volte, andava a raccogliere addirittura l’erba sull’orlo del prato dove c'era il muro di cinta, perché, diceva, tutto è dono di Dio, e nulla va lasciato perdere. A questo punto mi viene in mente il passo del Vangelo dove si racconta che Gesù, dopo aver moltiplicato pani e pesci, disse: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto» (Gv 6,12). Mio Papà agiva così non per avarizia, ma per rispetto alla Provvidenza di Dio, che ci dona il suo pane anche in un filo d’erba.

Anche lui amava molto la preghiera, ed era soprattutto devoto della Madonna. Esprimeva verso di Lei la sua devozione con la recita quotidiana del santo Rosario in famiglia. Aveva anche una particolare devozione al Sacro Cuore di Gesù. Recitava infatti, ogni giorno, la coroncina, e le litanie addirittura in latino. Durante il mese dedicato al Sacro Cuore (a Capovalle era il mese di Febbraio), nonostante il freddo non mancava mai alle funzioni della sera, e portava con sè tutti quei figli che, per l'età, erano in grado di partecipare.

La sua devozione al Sacro Cuore la esprimeva anche nella santa Comunione e Confessione ogni primo venerdì del mese. Alla frequenza di questi Sacramenti era stato abituato fin dalla sua prima giovinezza. Era poi felice quando riusciva a portare con sè qualche amico. Ma la sua gioia più grande era poter partecipare alla Santa Messa, anche a costo di qualsiasi sacrificio.

Era edificante vedere quante Messe faceva celebrare ogni mese per i defunti della propria famiglia, e anche per le anime del Purgatorio più abbandonate.

Forse era proprio dalla preghiera che scaturiva la sua grande carità verso i poveri e le famiglie più bisognose. Ogni Domenica affidava a qualche figlio i pacchettini di carne da portare gratuitamente qua e là nelle famiglie, soprattutto al Parroco e alle Suore della Scuola Materna. Molte volte fui scelto anch'io, me lo ricordo bene, per tale incarico. E prima di partire mi diceva: «Non farti vedere da nessuno. Porta in fretta questo pacchettino e non fermarti a chiacchierare». Allora io lo nascondevo gelosamente sotto la maglietta, e poi via di corsa. Di ritorno facevo quindi il resoconto della missione compiuta.

Durante la seconda guerra mondiale c’era anche scarsità di sale da cucina, e siccome Papà lo poteva avere, lo condivideva con coloro che non ne avevano per nulla.

Una delle caratteristiche di Papà era anche quella di mantenere la parola data. A questo proposito voglio ricordare questo episodio: un giorno fece ore di cammino sotto la neve per andare a saldare un conto, pensando che quella persona ne avesse urgente bisogno. Appena giunto sul luogo si senti rimproverare perché non doveva assolutamente muoversi con quel brutto tempo, anche se aveva promesso di portare i soldi per quel giorno. Papà rispose che alla parola data non si deve mancare, costi quel che costi.

Molte volte la Mamma, di fronte alla pigrizia di noi figli, ci ricordava gli episodi di generosità del nostro caro Papà.

Quando, col passare degli anni, lasciò al figlio Diego la gestione della macelleria, incominciò a frequentare la Santa Messa ogni giorno, e trascorreva molte ore di preghiera e di meditazione nella sua camera.

A proposito della meditazione ricordo che alla sera, dopo cena, prima di recitare il Rosario, leggeva a noi figli un libretto intitolato: «Apparecchio alla buona morte», il cui autore sarà stato certamente Sant’Alfonso Maria De’ Liguori. A quel tempo, essendo io ancora bambino, non potevo certo sapere chi l’aveva scritto: lo seppi poi in seguito. Comunque, quelle parole lette e scandite lentamente, lasciavano un solco nell’anima nostra, e penso che anche nei miei fratelli siano servite per mantenersi buoni cristiani.

Anche di mio Papà potrei raccontare molte altre cose. Comunque non mancherà l’occasione nelle successive puntate.

 

 

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