Con questo numero di Virgo Potens, devo
parlare della Famiglia nella quale sono nato e vissuto
durante i miei primi dodici anni di vita, dopo i quali sono
entrato in Seminario.
Inizierò a parlare dei Nonni Paterni:
Giovanni Battista Graziotti e Maddalena Pozzi.
Il nonno Giovanni Battista nacque
a Capovalle il 23 Febbraio 1870.
Era un gran lavoratore, e anche un buon
cristiano. Alla Santa Messa della Domenica non mancava mai.
Alla Santa Confessione si accostava qualche volta all’anno,
soprattutto nelle Solennità e in certe ricorrenze religiose.
La sua caratteristica principale, dovuta anche al suo buon
cuore, era questa: tutto ciò che guadagnava lo metteva nelle
mani della sua sposa Maddalena, e le diceva: «Fanne
quello che vuoi, purché mantieni la famiglia non facendo
mancare nulla ai figli».
Si racconta che era un ballerino
perfetto. Gli piaceva molto partecipare alle feste del paese
per dimostrare la sua capacità in quel divertimento.
Infatti, ballava con un bicchiere colmo di vino sulla testa
senza che il bicchiere cadesse o si rovesciasse il vino: era
un vero equilibrista. Era tanto buono con me. Spesso mi
prendeva in braccio, mi baciava, e passava la sua pelosa
guancia sulla mia, e si metteva a ridere. Quanto mi
piacevano le sue coccole! Lui radeva la barba solo una volta
alla settimana, e prima di fare tale operazione prendeva in
mano la lama del rasoio (era una lama lunga circa 20
centimetri) e la affilava ben benino. C’è da dire che, pur
essendo buono di cuore, tuttavia a volte gli scappavano
delle parole offensive verso Nostro Signore. Ma subito si
pentiva, perché in casa nostra non si sopportavano né le
parole volgari e soprattutto la bestemmia, come purtroppo
avviene in molte famiglie al giorno d’oggi.
Nel 1945 la Nonna morì, e così rimase
vedovo, ma non si lamentò mai, anche perché era circondato
da una numerosa famiglia del figlio Giuseppe: cioè,
dall'amorevole nuora Domenica, e da ben dieci nipoti.
Terminò la sua esistenza l’11 Febbraio 1954, mentre io ero
in Seminario a Trento.
Della Nonna paterna, Pozzi Maddalena,
essendo morta quando io avevo appena cinque anni, e cioè il
20 Gennaio 1945, posso dire ben poco, se non ciò che mi
hanno raccontato i miei Genitori.
Era nata il 20 Dicembre 1870 in un paese
vicino: Treviso Bresciano, distante circa dieci km da
Capovalle. Di lei si ricordano soprattutto la carità e la
pietà religiosa. Quando sapeva che c’era una famiglia
bisognosa, correva a darle da mangiare, anche per desiderio
di suo marito.
Questi miei Nonni si sposarono il 5
Settembre 1894. Dalla loro unione nacquero cinque gioielli:
un maschietto e quattro femminucce. Eccoli in ordine di
nascita: Giuseppe, Angelina, Catina, Rosetta e
Marietta.
Il figlio Giuseppe, mio Papà, crebbe
sotto la guida di una Mamma esemplare, e, come dissi, ricca
di carità verso il prossimo. Del resto, a quel tempo, il
fervore cristiano era molto radicato nelle persone,
soprattutto nelle donne. Erano, infatti, formate da
Sacerdoti bravi, e quasi tutte avevano il Padre Spirituale,
che, naturalmente, era il Parroco del Paese.
Le bambine crescevano con il Santo Timor
di Dio, favorito non solo dai buoni consigli del Sacerdote
del Paese, ma soprattutto dalla frequenza settimanale ai
Sacramenti: Confessione e Comunione. Era poi molto sentita e
frequentata la cosiddetta "Dottrina Domenicale
pomeridiana", durante la quale le Suore facevano il
Catechismo ai bambini delle elementari, e il Parroco teneva
la Catechesi agli adulti in chiesa. Era bello vedere la
chiesa piena di fedeli che ascoltavano la parola illuminata
del Parroco. C’era davvero tanto fervore! Al termine della
Catechesi, che in genere durava mezz’ora, c’era la solenne
benedizione con il SS. Sacramento per tutti: piccoli e
grandi.
La gente era convinta che, mancare alla
Dottrina della Domenica pomeriggio, era peccato mortale. Ciò
sembrerebbe una cosa esagerata, ma intanto i fedeli venivano
ben formati a vivere la vita cristiana, e si conservava
almeno un po’ di Timor di Dio.
Al giorno d’oggi questo manca
completamente in moltissimi cristiani. Infatti si vede
chiaramente ogni giorno sempre di più come si va verso la
depravazione per mancanza di principi cristiani e della
conoscenza delle leggi di Dio. Si crede che tutto sia
lecito, specialmente nel campo dell’immoralità. È vero che
adesso ci sono molte più tentazioni, ma ciò non comporta
nessuna scusa per il fatto che non si osservino i
Comandamenti di Dio. Il motivo è che, seguire le opere dello
spirito costa sacrificio, mentre seguire i piaceri della
carne è molto facile. E poi c’è quella maledetta convinzione
che, siccome tutti agiscono in un certo modo, si è scusati
se si segue l’andazzo comune. Ma se pensassimo che quando
compariremo davanti a Dio non ci saranno scuse, allora ci
metteremmo di più in riga, e certe cose non le faremmo.
C’è poi un’altra piaga assai deleteria:
l’ignoranza in campo religioso. Molti non conoscono neppure
quali sono le verità principali e le norme fondamentali
della vita cristiana. E allora voglio qui elencarle.
Eccole: VERITÀ PRINCIPALI DELLA VITA
CRISTIANA:
I due misteri principali della fede:
1° Unità e Trinità di Dio.
2° Incarnazione, Passione, Morte e
Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.
I sette Sacramenti.
1° Battesimo.
2° Cresima.
3° Eucarestia.
4° Penitenza.
5° Unzione dei malati.
6° Ordine.
7° Matrimonio.
I sette doni dello Spirito Santo.
1° Sapienza.
2° Intelletto.
3° Consiglio.
4° Fortezza.
5° Scienza.
6° Pietà.
7° Timor di Dio.
Le tre virtù teologali.
1° Fede.
2° Speranza.
3° Carità.
Le quattro virtù cardinali.
1° Prudenza.
2° Giustizia.
3° Fortezza.
4° Temperanza.
I quattro novissimi.
1° Morte.
2° Giudizio.
3° Inferno.
4° Paradiso.
NORME FONDAMENTALI DELLA VITA CRISTIANA
I dieci comandamenti di Dio, o
decalogo:
Io sono il Signore tuo Dio:
1° Non avrai altro Dio fuori di me.
2° Non nominare il nome di Dio
invano.
3° Ricordati di santificare le feste.
4° Onora il padre e la madre.
5° Non uccidere.
6° Non commettere atti impuri.
7° Non rubare.
8° Non dire falsa testimonianza.
9° Non desiderare la donna d'altri.
10° Non desiderare la roda d'altri.
I due comandamenti della carità.
1° Amerai il Signore tuo Dio, con
tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua
mente e con tutte le tue forze.
2° Amerai il prossimo tuo come te
stesso.
Le beatitudini evangeliche.
1° Beati i poveri in spirito, perché
di essi è il Regno dei cieli.
2° Beati i miti, perché possederanno
la terra.
3° Beati coloro che piangono, perché
saranno consolati.
4° Beati coloro che hanno fame e sete
di giustizia, perché saranno saziati.
5° Beati i misericordiosi, perché
otterranno misericordia.
6° Beati i puri di cuore, perché
vedranno Dio.
7° Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
8° Beati i perseguitati a causa della
giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
9° Beati voi quando vi insulteranno,
vi perseguiteranno, e, mentendo, diranno ogni sorta di male
contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate,
perché grande è la vostra ricompensa nei Cieli.
I cinque precetti generali della Chiesa.
1° Partecipare alla Messa la Domenica
e le altre Feste comandate.
2° Santificare i giorni di penitenza,
secondo le disposizioni della Chiesa.
3° Confessarsi una volta all'anno, e
comunicarsi almeno a Pasqua.
4° Soccorrere alle necessità della
Chiesa, contribuendo secondo le leggi o le usanze.
5° Non celebrare solennemente le
nozze nei tempi proibiti.
Le sette opere di misericordia corporale.
1° Dar da mangiare agli affamati.
2° Dar da bere agli assetati.
3° Vestire gli ignudi.
4° Alloggiare i pellegrini.
5° Visitare gli infermi.
6° Visitare i carcerati.
7° Seppellire i morti.
Le sette opere di misericordia
spirituale.
1° Consigliare i dubbiosi
2° Insegnare agli ignoranti
3° Ammonire i peccatori.
4° Consolare gli afflitti.
5° Perdonare le offese.
6° Sopportare pazientemente le
persone moleste.
7° Pregare Dio per i vivi e per i
morti.
I sette vizi capitali.
1° Superbia.
2° Avarizia.
3° Lussuria.
4° Ira.
5° Gola.
6° Invidia.
7° Accidia.
I sei peccati contro lo Spirito Santo.
1° Disperazione della salvezza.
2° Presunzione di salvarsi senza
merito.
3° Impugnare la verità conosciuta.
4° Invidia della grazia altrui.
5° Ostinazione nei peccati.
6° Impenitenza finale.
I quattro peccati che gridano vendetta al
cospetto di Dio.
1° Omicidio volontario.
2° Peccato impuro contro natura (es.
omosessualità).
3° Oppressione dei poveri.
4° Frode della mercede agli operai.
E delle preghiere del buon cristiano? A
malapena si conosce il Padre Nostro, l’Ave Maria e il Gloria
al Padre. Al giorno d’oggi, nonostante tutti i mezzi
potentissimi di comunicazione, si è diventati più ignoranti
nella conoscenza del Cristianesimo e della sua enorme
ricchezza e importanza. Ecco perché non si vive più la vera
vita cristiana. C’è un detto della filosofia che suona così:
«Nescenti nulla cupìdo: a chi non conosce una cosa, non
può venire il desiderio di possederla». Siccome molti
fedeli non conoscono più le leggi di Dio, allora si è
affievolita in essi la vita cristiana. Sanno poco o nulla
del cristianesimo e delle responsabilità che ne derivano dal
fatto di essere cristiani. Una volta invece si era molto
istruiti, e quindi anche più disposti ad osservare le leggi
di Dio e della Chiesa.
Ritorniamo ora a parlare della mia
famiglia. Anzitutto posso riconfermare che mio Papà è sempre
stato un buon cristiano, per merito soprattutto della sua
Mamma. Della sua giovinezza non conosco molto. Prima di
sposarsi ebbe la sfortuna di andar in guerra (1915 - 1918),
ma venne ferito e così ritornò a casa. Finita la guerra
continuò il lavoro nei campi e nel commercio di bestiame
grosso e minuto, (capretti, agnelli, ecc.).
Siccome da parte della sua Mamma aveva
dei parenti a Treviso Bresciano, andando a visitarli conobbe
la sua futura consorte: Domenica Piccinelli.
Non fu però un fidanzamento continuo, ma
fatto di tappe. Infatti, quando andava a trovarla,
naturalmente solo qualche volta alla domenica, facendo a
piedi circa venti chilometri tra andata e ritorno, lei lo
salutava, e poi andava in Chiesa per le funzioni. Così
doveva aspettare il suo ritorno per poterla vedere. E poi la
incontrava solo in casa, sotto gli occhi dei Genitori, e non
se ne parlava neanche di uscire da soli per la strada o
altrove. C'era anche un'altra situazione: la famiglia di lei
aveva il bar, che allora si chiamava Osteria, nella quale si
poteva consumare i pasti. Così la povera signorina, invece
di far compagnia al fidanzato, doveva servire i clienti. È
per tale motivo che mio Papà, ad un certo punto, decise di
cambiar fidanzata. (Quanto sto dicendo è lui stesso che me
l’ha raccontato). Ne cercò una in un altro posto, in modo da
non dover fare così tanti chilometri per godersi solo
qualche minuto quel bel viso di giovinetta.
La trovò infatti a Idro (BS), paese sul
lago omonimo, più vicino a Capovalle. Ebbe contatti con lei
per qualche mese, e poi si sentì dire: «Ricordati che io
voglio concludere subito il Matrimonio, altrimenti ti
lascio». Al sentire tali parole, rispose: «Permettimi
che ci pensi un pochino, perché il Matrimonio non è uno
scherzo. Si tratta di stare insieme tutta la vita; perciò
non si devono fare le cose troppo in fretta». Dopo tale
esperienza, essendo poi quella ragazza non così religiosa
come la precedente, ritornò dalla vecchia fidanzata, con la
quale rimase ancora qualche anno. Si sposarono quindi nella
Chiesa Parrocchiale di Treviso Bresciano, dedicata a San
Martino: era il 7 Aprile 1926. Il loro viaggio di nozze fu
molto breve: su di un carro, trainato da un mulo, fecero, lo
stesso giorno, il tragitto da Treviso Bresciano a Capovalle.
A questo punto, prima di parlare dei miei
Genitori, voglio soffermarmi sulla famiglia di mia Mamma. I
suoi Genitori, Stefano Piccinelli (nato il 20-06-1868 e
morto 01-04-1958) e Francesca Zani (nata il 12-11-1872 e
morta l'11-09-1914) si sposarono il 23-10-1898. Ebbero
cinque figli: Antonio – Maria – Don Angelo – mia mamma
Domenica e Giuseppe. La loro mamma morì tragicamente diversi
anni prima che il figlio Angelo diventasse Sacerdote. Il
papà Stefano invece visse fino alla bella età di
novant’anni.
Questa famiglia fu benedetta da Dio,
perchè, oltre ad aver avuto un figlio Sacerdote (Don
Angelo), anche la sorella Domenica (mia Mamma) e il fratello
Giuseppe, ebbero figli Sacerdoti.
I miei Genitori dunque ebbero, al termine
dello stesso anno di matrimonio, il primo figlio, a cui
diedero il nome di Giovanni. Putroppo, per tale nascita, non
mancarono per essi le sofferenze, in quanto, avendo avuto il
primo figlio solo dopo otto mesi, furono accusati di averlo
concepito prima di sposarsi. Che la cosa fosse impossibile è
dato dal fatto che, come già dissi, a quel tempo era
proibito ai fidanzati di stare insieme da soli, e di
incontrarsi al di fuori dell’ambito familiare; e poi anche
per il fatto che questo mio primo fratello, alla sua
nascita, pesava solo un chilogrammo.
I miei Genitori tennero nel cuore tale
dolorosa calunnia, e la offrirono a Gesù come prima prova
del loro reciproco amore.
Tante volte ci si difende meglio con il
silenzio che con le parole. Purtroppo le malelingue sono
sempre esistite. Non dobbiamo aver paura comunque di
soffrire, se qualcuno ci disprezza o ci calunnia: sono
sempre tutte occasioni che Dio ci offre per guadagnare
meriti per il Paradiso, e anche per purificare la nostra
anima da eventuali peccati commessi nella vita. Mi vengono
in mente le parole che mi diceva il mio Padre Spirituale:
«Chi dagli uomini è calunniato, è da Dio molto amato».
(cfr. nona beatitudine).
Voglio ora descrivere la personalità dei
miei Genitori. Premetto che non lo faccio per orgoglio, ma
solo per rendere lode a Dio, per avermi fatto nascere da
Genitori che sono vissuti davvero santamente. Il loro
esempio infatti è stato tale che non lo dimenticherò mai
nella mia vita, come pure penso che non lo abbiano
dimenticato i miei fratelli.
Mamma Domenica: